DICIOTTO ORE SU UNA BARELLA
E’ successo al Pronto Soccorso di Pisa a due ottantenni. Un’altra anziana
di FRANCESCA BIANCHI DALLE 20,30 di sera (ora dell’ingresso in Pronto Soccorso) alle 15 del giorno successivo. E poi chissà ancora quanto: diciotto/venti ore di attesa distese in una barella in mezzo al corridoio di Medicina d’urgenza. Aspettando un posto letto che non c’è: tutti pieni. E’ SUCCESSO a due anziane signore di 75 e 80 anni, una con problemi (gravi) di cirrosi epatica, l’altra affetta da cardiopadia. Nessuno è riuscito a trovare un letto per loro. E mentre i familiari decidevano di segnalare il caso alla direzione (uscendone poi rassicurati dal primario ma con le due anziane ancora in barella nel corridoio del primo piano a metà pomeriggio), in sala di attesa si accumulavano pazienti su pazienti, tutti sull’orlo di una crisi di nervi. Una giornata infernale quella di ieri. Emergenze e controlli di routine si sono sommati portando al collasso la struttura. Ma non si tratta di un’eccezione. Ormai è sempre così. INTORNO ALLE 15 erano ancora lì ad aspettare una parola dai medici le due figlie di un’altra anziana signora di Pisa, età 75 anni, affetta da diabete. L’avevano accompagnata la mattina alle 8,30 alla clinica diabetologica di Cisanello per una visita al piede. «Erano in cinque dentro l’ambulatorio a visitare nostra madre — raccontano esauste — e ad un certo punto ci hanno chiamato. Eravamo fuori a fumare una sigaretta, siamo corse subito». La donna (forse sbilanciata durante la visita al piede) era caduta all’indietro battendo la nuca e il gomito. La sedia si era ribaltata. Non c’era altro da fare che salire tutti sull’ambulanza per andare al Pronto Soccorso del Santa Chiara. La visita specialistica si è trasformata in un attimo in un’urgenza: escoriazioni alla testa e alle braccia. «Alle 9,30 — spiegano le figlie — siamo arrivati al Pronto Soccorso. Alle 11 sono state effettuate le lastre, alle 14 la Tac. E’ passata un’altra ora e non sappiamo ancora niente». Le due figlie in sala d’attesa, preoccuppate e arrabbiate, la madre anche lei collocata come un pacco da ore in un corridoio. «Senza considerare — dicono — che è diabetica e non mangia dalle sette di stamattina». IL RESTO dei pazienti seduti in astanteria è quasi ordinaria amministrazione: c’è chi è lì dalle 10, chi dalle 11. Ogni tanto qualcuno si alza in piedi e chiede spiegazioni all’infermiere addetto al triage: la risposta è che i posti letto sono tutti occupati, che bisogna avere pazienza. Che «c’è gente che è qui da ieri sera». Un’infermiera entra in sala di attesa, chiama il paziente di turno ed esordisce con un poco confortante (se non allarmante) «Non ho buone notizie». Poi prosegue spiegando ad un signore anch’esso sulla settantina (con sull’avanbraccio i segni di un prelievo e il volto pallidissimo,) che ci sarà da farne un altro. A distanza di altre tre ore. Sono quasi le 16, il signore è al Pronto Soccorso dalla mattina. Deve sottoporsi ad una serie di esami (tre prelievi ogni 3 ore nelle prime 24) per controllare l’andamento della curva enzimatica. Accertamento prescritto nei casi in cui esiste il sospetto di un infarto miocardico. «Sto seduto su questa sedia nell’ingresso da ore — lamenta il paziente — se non mi sento male prima, dopo le 18 farò l’ultimo prelievo. Magari riesco a tornare a casa per la notte».
1 commento:
Lasciamo perdere...potrei scrivere un'enciclopedia!!!
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