Le mani della mafia su Sant'Agata. Dal 1999 al 2005 Cosa nostra ha trasformato in un redditizio business la devozione alla patrona di Catania, dettando tempi e ritmi della processione religiosa, controllando l'affare dei fuochi d'artificio e della vendita della cera, lucrando persino sulle bancarelle e sulle entrate dei venditori di palloncini, torrone e dolci di ogni sorta. E' quanto emerso dall'inchiesta iniziata nel 2005 e chiusa in questi giorni dalla procura catanese. Le risultanze dell'indagine , hanno consentito di notificare ieri l'avviso di conclusione delle indagini, che prelude al rinvio a giudizio, ad affiliati alle famiglie mafiose Santapaola e Mangion accusati di associazione mafiosa. Chiuse le indagini a carico anche di un ottavo indagato, Pietro Diolosa', presidente fino a tre anni fa del Circolo cittadino Sant'Agata, snodo cruciale nell'organizzazione dei festeggiamenti. . Secondo i magistrati le due cosche sarebbero riuscite "a penetrare nella manifestazione di maggior valore simbolico per la comunita' catanese, con conseguente accrescimento del prestigio criminale dell'organizzazione mafiosa e affermazione della stessa come uno dei centri di potere della citta'". Una vera bomba, insomma, quando
mancano appena tre giorni al clou della festa, la terza al mondo per importanza religiosa e partecipazione, che vede ogni anno nelle vie e nelle piazze del capoluogo siciliano oltre un milione di devoti e turisti. Importante la figura dell'ex presidente del Circolo dei "devoti", Diolosa', accusato di concorso in associazione mafiosa: sarebbe stata la "chiave" che avrebbe agevolato l'ingresso di Cosa nostra nell'affare dei festeggiamenti, controllando financo l'ingresso del fercolo portato in processione fino in cattedrale. Secondo i magistrati l'interesse degli indagati era proprio "ottenere il controllo di fatto della gestione dell'associazione cattolica, sodalizio che svolge un ruolo determinante nell'organizzazione e concreta realizzazione dei festeggiamenti per la santa patrona e nella direzione di alcune significative manifestazioni di culto e devozione per la santa, in tal modo realizzando profitti e vantaggi ingiusti per se' e per gli altri". Diolosa', in particolare, secondo i magistrati, quale presidente del circolo dal '99 al 2005, "avrebbe messo a disposizione di tutti gli altri indagati le strutture del centro e i posti di maggior rilievo e visibilita' nell'ambito dello stesso, in tal modo fornendo consapevolmente un contributo costante e concreto al perseguimento e alla realizzazione delle finalita' illegali dell'associazione". Prolungare i tempi della festa, significava, ad esempio, accrescere i ricavi. Ed erano monitorate dai clan anche le risorse legate all'ingente quantitativo utilizzato di fuochi d'artificio, i compensi per i portatori di candelore - i pensantissimi ceri di legno portati da sei o otto uomini - e il giro di scommesse clandestine collegato ai festeggiamenti. Non erano indifferenti neppure le decisioni su dove piazzare le bancarelle o dove far sostare il fercolo, magari sotto i balconi di un boss: una sorta di riconoscimento del suo potere, realizzando la suggestiva e torbida commistione tra mafia e malintesa religiosità.
Questa la notizia. Fino qualche decina di anni fa nella Sicilia orientale non esistiva mafia. e da tanto e tampo tempo fa. La mafia era frutto del latifondo che era sconosciuto in questa parte della Sicilia. Ed ora cosa è successo? Che con l'apertura dell'autostrada Palermo Catania la delinquenza catanese si è organizzata, e, a volte in collaborazione, a volte in lotta con la delinquenza siciliana ha cominciato ad eccellere. Ma, per favore, non parliamo di mafia!!! Questa è solo delinquenza!!! La mafia era tutt'altra cosa, oramai scomparsa da tempo. In una regione da sempre occupata da...governi stranieri, come la Sicilia, la mafia era il mezzo di giustizia locale. Metteva ordine, aveva le sue leggi, e chi trasgrediva, troppe volte veniva ucciso. Era assoggettata ai feudatari, ed aveva motivo d'esistere solo in campagna. Mai la mafia avrebbe permesso qualcosa come quello che sta succedendo a Catania.
Badate, non esalto, non approvo, ma capisco la oramai estinta mafia. E non era l'oscena e crudele matrice del crimine che oggi ci perseguita. Oggi, a Catania, a Palermo, ed in tutta la Sicilia esistono bande di delinquenti organizzate che si nutrono di rachet, di estorsioni,con lotte intestine fra i clan, e che non hanno più nulla di quella specie di legge che si era dettata la mafia di un tempo. Non voglio essere frainteso. Non apprezzo, nè difendo, nè giustifico la vecchia mafia. Ma fra quella e questa c'è un abisso. Un abisso di male e di sangue. E si trova in tutta Italia, purtroppo. Non ho cultura sufficiente per parlare della camorra della ndrangheta, della corona unita che infestano ed insanguinano, e saccheggiano il Sud. So solo che sono dettate dalla miseria e dall'ignoranza. E non ho idea di chi potrà liberarcene. GG
1 commento:
Hai fatto un post di assoluto rilievo, e con la consueta bravura. Ti ringrazio di aver fornito notizie e commento su questa faccenda che già avevo visto in tv, nei giorni appena trascorsi. Sono rimasto e rimango adesso senza parole, anche se si dovrebbe, ahinoi!, essere abituati a questa tipologia di news... si potrebbe anche dire che "al peggio non v'è mai fine...". Condivido in toto le tue conclusioni, peraltro fatte con competenza. Un abbraccio, bb.
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