sabato 6 settembre 2008

Eluana Englaro

Ho scritto questo post sul mio sito. Ma desidero metterlo anche sul condominio perchè venga letto da più persone. Mi sembra importante. Perdonatemi.

Non ho scritto nulla su Eluana e mi sento in colpa. Forse è stato un pò per vigliaccheria. So che quanto scriverò desterà forti reazioni. Ma da uomo e da cattolico non posso star zitto.Riassumiamo i fatti. C'è un essere umano in coma irreversibile. Per quel che possiamo sapere, non soffre. Ma vive. E' un essere vivo come me e come voi che per continuare a vivere ha bisogno solo di acqua e di cibo. Come essere umano ha un valore infinito agli occhi di Dio. E la comunità la tiene in vita dandole quello di cui ha bisogno: Cibo e acqua. Per chi non crede è un essere senza alcun valore. Per chi crede è una vita che col suo stesso essere e con i suoi bisogni arricchisce chi le sta attorno. Ma il suo stato comporta sofferenza e disagi ai suoi parenti. E questi sono stanchi. Umanamente comprensibile. Ma è viva. L'unico modo per togliersi questo peso è farla morire. Di fame e di sete. Ed allora si decide di farlo. Si vorrebbe ucciderla ed in questo modo tremendo. Non ha nessuna colpa che giustifichi una condanna a morte. Dà solo problemi e fastidio. Ed allora? chi è più disumano? Chi la vuole far morire o chi vuole tenerla in vita? Se troviamo un uccellino ferito faremo di tutto per curarlo e dargli da mangiare e da bere. Sentiamo che è una vita e cerchiamo di non farla venir meno. Ma...Eluana? L'egoismo umano è mostruoso. Se la uccideranno avrà un posto privilegiato fra le braccia del suo Dio. Si dice: E' un essere inutile che non serve a nulla! Serve solo a dispensare fatiche e pensieri. Ma non si direbbe lo stesso per un essere fortemente andycappato come un down nella forma più acuta della sua malattia, o un ammalato di alzaimer allo stato finale della sua povera esistenza senza rimedi? Eppure, ancora, non c'è nessuno che osa proporne l'uccisione. Uccidere. Per egoismo. Potremo ancora chiamarci uomini?

10 commenti:

susy ha detto...

concordo perfettamente con te x quanto riguarda il caso della povera Eluana.quando avevo mia madre malata teminale di tumore, mi chiese tante volte di farla marire, perchè non sopportava più il dolore,e pensava di essere un peso x tutti noi. una sera mi chiamarono dall'ospedale dicendomi che mia madre aveva avuto un arresto cardio circolatorio, che si era ripresa, ma gli infermieri ci vollero lì. quando riuscii a parlare con mia mamma, lei mi disse, ho avuto tanta paura di morire, aspetterò la mia ora pregando.dopo 15 gg è morta. ora sò che di aver fatto la cosa migliore x lei,e x tutti noi. non avrei potuto vivere sapendo che sarebbe morta x mano mia, o di qualche dottore. ciao susy.

NoirPink - Modello PANDEMONIUM ha detto...

Il rispetto della vita per Famiglia Cristiana? Trattare i malati da burattini! Il giornale cattolico ha preso una malata che non può scrivere né dettare né anche solo pensare un testo e ha pubblicato una lettera a so nome solo per attaccare Beppino Englaro, il padre di Eluana.
Leggere per credere...
http://noirpink.blogspot.com/2008/09/tendenze-famiglia-cristiana-il-rispetto.html

Gigi ha detto...

Ed eccolo il testo della lettera virtuale scritta per Eluana. E' una lettera ispirata alla fede ed è una possibile risposta di fede ad un atto di puro egoismo.
La pubblico perchè sia conosciuta:per quello che è. Una lettera ideale scritta considerando un punto di vista di fede.

Lettera a Eluana, da Morena in "stato vegetativo"
"Ma il mio corpo è crocifisso ma vivo, e la mia anima è viva e io posso pregare liberamente per mio marito, per mia figlia, per chi mi assiste e per tutte le persone cui voglio bene"
Carissima Eluana,
mi chiamo Morena, ho 40 anni e da sei anni sono ricoverata nel reparto Sant'Agnese dell'Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone.
Da sei anni, per una grave malattia neurodegenerativa, sono totalmente incapace di intendere e di volere, di alimentarmi, di comunicare, di badare a me stessa o ad altri, anche se, nel mio caso, non si parla propriamente di “stato vegetativo” (ma chi mai può definire cos'è lo stato vegetativo???)
Questa lettera, nella mia impossibilità, viene scritta per me da mio marito Manuel.

Sono totalmente dipendente dagli altri per ogni mia necessità: alimentazione e idratazione mi vengono somministrate col sondino, alla mia igiene personale provvede in maniera amorevole il personale dell'Istituto.

A me piace sentirmi abbracciata, coccolata, tenuta per mano, lavata, nutrita. Non posso manifestarlo con segni evidenti, perché non ho movimenti volontari apparenti, ma a volte basta uno sguardo, un piccolissimo sguardo, un sorriso appena appena accennato, e chi mi conosce e mi vuole bene sa riconoscere e interpretare correttamente i miei sentimenti.

E' vero, non posso parlare, non posso agire in alcuna maniera, e agli occhi del mondo sembra che io sia rinchiusa in questo corpo flagellato, crocifisso come il tuo.

Ma il mio corpo è crocifisso ma vivo, e la mia anima è viva e io posso pregare liberamente per mio marito, per mia figlia, per chi mi assiste e per tutte le persone cui voglio bene.

E so che anche la tua anima, è viva, e prega anche per quel brav'uomo di tuo padre che crede di fare il tuo bene.

La tua anima insieme al tuo corpo è come un piccolissimo seme sepolto sotto la terra: ha bisogno di acqua e nutrimento altrimenti muore, e sboccerà a una nuova vita quando il Signore della Vita lo deciderà.
Nessun uomo può decidere per un'altra persona.

Certo, anch'io a vent'anni avrò sicuramente detto: “meglio morta che in quello stato”.
Ma quale uomo lo vorrebbe?

D'altra parte, quale uomo vuole morire? La vita, la volontà di vivere è sempre più forte.
Se tu sei lì da 16 lunghissimi anni e io qui da sei, vuol dire che c'è qualcosa di più grande di noi, la vita è qualcosa di cui non possiamo farci padroni.

Un mio amico mi ha definito “Vertice del Mistero”. Anche tu, Eluana, sei “Vertice del Mistero”.
Un mistero difficile, quasi impossibile da guardare, da contemplare, sembra più facile rifiutarlo.

Da soli è impossibile, occorre una compagnia che sostiene uno sguardo così, come la Fraternità di CL che da tanti anni sostiene la fragilità è la debolezza di mio marito.

Se uno è in compagnia di Cristo abbraccia il Mistero, altrimenti uno non può che abbracciare la morte, perchè non c'è un più un senso, non rimane che la disperazione.

Per questo io ti abbraccio forte e prego e spero che nessuno, dico nessuno abbia il coraggio di lasciarti morire per decisione degli uomini.

Ti voglio Bene
Morena Zisa Stefani

Si tratta di una situazione parallela. Ma è risposta di ben maggiore peso che il commento che l'ha riportata. commento che...si commenta da se.

giulia ha detto...

Gigi, egoismo è lasciar vegetare una persona, che non lo è più da anni. Vegeta solo perchè alimentata artificialmente e con accanimento! Quel padre è un Grande Uomo, e noi dovremmo solo cercare di ascoltarlo e comprenderlo.........io mi comporterei in ugual maniera! Se i dottori avessero lasciato fare il suo corso naturale alla natura Eluana sarebbe morta 16 anni fà! Con affetto..........

giulia ha detto...

Il testo integrale della lettera la signora dice che non è in grado di intendere ne di volere.........come diavolo ha fatto ha formulare quei pensieri, anche se scritti ed interpretati da suo marito.........sono tutte baggianate! Vorrei che queste persone fossero sincere con loro stesse! Ci vuole coraggio anche per morire!

Zia Jaja ha detto...

....e far morire di fame e di sete una persona...in qualunque condizioni si trovi non è atroce???
Non c'è accanimento terapeutico con Eluana, le danno solo da mangiare e da bere, quindi....????
Gloria

giulia ha detto...

Ziajaja.....come fai ha dire che non c'è accanimento terapeutico! Senza l'intervento dei farmaci come avrebbe potuto sopravvivere per ben lughissimi 16 anni e poi a dire il vero è suo padre che lo richiede e lo comprento totalmente. Vedere una figlia giovane e bella, vivere come un vegetale e non avere la speranza di nessun tipo di guarigione. Se si svegliasse il suo cevello sarebbe andato completamente......quindi........Penso si egoismo trattenere qui un'anima che vorrebbe volarsene via.........libera di decidere! Ciao

Mariagloria ha detto...

Cara Luisa, per me l'accanimento terapeutico è quando vai per tentativi, quando fai fare alla persona da cavia e provi su di essa farmaci o terapie non testate o in via di sperimentazione,mentre qui la nutrono e basta!
Ricordo gli ultimi giorni di vita di mio padre. in sala rianimazione, con un sondino per la reidratazione e il cibo, ma il suo cuore batteva, senza l'aiuto di alcunchè, non era la macchina a tenerlo in vita, ma il suo cuore e i suoi polmoni. Staccare la macchina era come sparare un colpo di pistola al suo cuore. Lo sapevo che non c'era più nulla da fare, che tutto era compromesso, ma chi sono io per poter decidere che il suo cuore "doveva fermarsi"?
So che è difficile da capire e sono sensazioni o convinzioni personali, xciò non ti chiedo e non "pretendo" che tui mi capisca, ma questo è il mio pensiero. Ti abbraccio forte baci88 Ziotta.

giulia ha detto...

Ziotta, tutti parlano e parlano ma vorrei vedere un figlio proprio, svegliarsi ogni giorno e vederlo n quelle condizioni, irrequiperabilmente triste e desolante! Forse è il giudizio di un Dio che fà paura a dire quello che si pensa! Vorrei che il papa portasse in vaticano Eluana e si prendesse cura di lei, poi vorrei una risposta da lui e la sua carità cristiana, lui parla e parla e scrive e dice ma cosa diavolo fà?! Accanimento terapeutico lo dice la parola stessa "accanirsi contro qualcuno"..........ciao ziotta

InteroZero ha detto...

No, caro Gigi, non sono d'accordo.
Eluana vive perché c'è una macchina che la tiene in vita, non perché le danno da mangiare e da bere. Se non ci fosse quella macchina sarebbe morta già da tantissimo tempo, come era il volere di Dio (quando decise che era giunta la sua ora).
Continuare a tenerla in vita è andare contro quel volere. In questo modo si decide la vita di una persona.
E poi, i genitori. Credi veramente che vogliano la morte solo perché sono stanchi? Sì, sono stanchi di vedere la persona che amano tanto come (anzi peggio di) una pianta. Vegetare. I suoi sogni, le sue aspettative: finite. È lì, morta ma viva. Viva perché nessuno spegne una macchina.
Il Papa nell'enciclica Spe Salvi dice che non è nella scienza la salvezza. Bene. Spegnete la macchina (ossia la scienza) e vediamo se continua a vivere.